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Ultimo Aggiornamento: Venerdì 10 Aprile 2015
Siamo stati noi a rispolverare il rame
L'associazione culturale Kerres, a partire dai primi anni del suo operato sul territorio, ha puntato l'occhio sulla valorizzazione del nostro territorio. A partire da questo concetto è nato quindi il progetto denominato "Riscoperta delle antiche fonderie del rame".

Kerres, per diversi anni, ha avuto la piena gestione della Ramera Cerimele, e con questo la possibilità, forse unica, di operare nel settore che più ci interessa, e che più ci sta a cuore.

Grazie alla disponibilità mostrata nei nostri confronti, sia dall'amministrazione Marcovecchio che dall'amministrazione De Vita, Kerres è riuscita a risvegliare un certo interesse verso una rarità, dell'intero centro-sud, ingiustamente dimenticata.
Dopo i lavori di ristrutturazione, operati dall'amministrazione comunale, la struttura giaceva da anni in uno stato di abbandono. Necessitava di un intervento urgente, capace di valorizzare l'importanza storica che le fonderie del rame avevano sul territorio circostante.
Le antiche fonderie del rame di contrada S. Quirico, situate lungo il corso del fiume Verrino, sono indubbiamente da considerarsi un posto stupendo, dove natura e storia si fondono per dare vita ad un connubbio straordinario.


Dall'inizio attraverso un continuo lavoro di documentazione, la Kerres ha recuperato, seppur parzialmente, la memoria storica di una zona così suggestiva.

Abbiamo reso il posto accogliente in modo da invogliare la popolazione a trascorrere durante l'estate i loro pomeriggi a contatto con la natura, con la possibilità di effettuare pic-nic, inoltrarsi lungo il “percorso natura”, oppure effettuare visite guidate all'interno di questi luoghi magici, per apprendere le antiche tecniche di fusione e lavorazione del rame.

Abbiamo considerato la Vecchia Ramera, che ormai da tempo non svolge più la sua funzione originaria, come un museo archeologico che testimonia in maniera eccezionale l'abilità dei nostri antenati nello sfruttare egregiamente le risorse di madre natura, in condizioni di lavoro che oggi sarebbero improponibili.

In questo modo è stato possibile valorizzare e riscoprile un'autentica perla nascosta nel sottobosco: patrimonio storico-naturalistico di tutti noi agnonesi.
Passeggiate nella natura
Tra gli scenari dell’Alto Molise quello dalle Antiche Fonderie del Rame, alle sorgenti del fiume Verrino, ha un sapore speciale.
Percorso vario e di grande interesse, il sentiero che sale alle sorgenti consente di ammirare nella prima parte le Fonderie del Rame. Continuando lungo il vecchio tratturello, che portava a Capracotta, si arriva al vecchio Mulino ad acqua.
Nella seconda parte, si prosegue per la centrale idroelettrica fino ad arrivare alle cascate del Verrino.

I ragazzi Kerres vi accompagneranno attraverso i sentieri a contatto con la natura che richiama alla memoria luoghi d’altri tempi e vi condurranno per spazi, ritmi e riti di assoluto relax.

E’ possibile prenotare le giornate di trekking almeno un giorno prima.

Per informazioni contattate: 340 0814064 o mandateci una mail a info@kerres.it.
Le Fonderie del rame
Un posto stupendo, ricco di storia, immerso nella natura incontaminata, che testimonia la laboriosità dei nostri antenati.
Le Fonderie risalgono agli inizi del 1700, e per circa 250 anni hanno svolto un ruolo importante per l’economia del paese e di tutto il centro sud d’Italia. Rimaste pressoché intatte, le Fonderie conservano ancora tutti gli strumenti antichi e le macchine che venivano azionate dalla forza dell’acqua. I canali, i magli e le fornaci, i martelli in legno di ulivo, il “cavallo” (asse con tre piedi e con la punta sporgente rivestita di metallo) su cui viene battuto l’oggetto da modellare, la forgia e le tenaglie da forgia. Tutto ha una collocazione precisa e funzionale per ridurre al minimo i movimenti e i tempi.
Tutto rende questo posto, uno dei più belli del territorio di Agnone e dell’Alto Molise.
Ancora oggi in Molise si usa indicare, scherzosamente, gli abitanti dei diversi paesi con dei soprannomi in ricordo delle attività tipiche svolte nei secoli scorsi, nei diversi centri, e così i “callaràre di Agnone” (i calderari di Agnone), infatti la principale occupazione degli abitanti di Agnone era, appunto la lavorazione del rame.
Agnone si specializzò nell’artigianato ed in particolare nella lavorazione del rame sbalzato e delle campane, attività in cui vanta una tradizione millenaria.
Purtroppo non ci sono testimonianze che ci permettano di ricostruire le origini della lavorazione del rame, sicuramente già diffusa nel periodo osco-sannitico prima e romano poi. Non mancano invece le testimonianze relative al periodo della dominazione dei Normanni nel Regno di Napoli. Durante quel periodo ad Agnone, una potente famiglia, i Borrello, volle l’insediamento di una numerosa colonia di Veneziani.
Sotto di essi vi fu un prosperare di arti e di mestieri: orafi, campanari, ma soprattutto ramai che erano non solo la categoria più numerosa ma erano soprattutto il fulcro dell’intera economia cittadina.
Il rame di Agnone era conosciutissimo perché di grande qualità, affidabile e addirittura garantito. Gli statuti municipali della città, del XV secolo, oltreché fissare il prezzo, dettavano, soprattutto, le regole per realizzare un prodotto che fosse inconfondibile, e come in effetti lo era.
Il Masciotta nella sua opera Il Molise sostiene che la fama dei manufatti in rame di Agnone “andava in grido per tutto il Reame”. Ed il Longano in Viaggio per lo Contado di Molise afferma “ogni lavoro di rame viene da Agnone”. Ancora oggi, soprattutto nei paesi del Molise, può capitare di sentire una frase ormai storica “la callara e la tina devono essere di Agnone” proprio a testimonianza dell’unicità e della bontà del prodotto.
Alla fine dell’ 800 Agnone contava diverse fonderie e circa 130 botteghe di artigiani ramai che davano lavoro alla maggior parte della popolazione ed esportavano i loro prodotti in tutto il centro-sud d’Italia.
I prodotti venivano, poi, venduti nel corso di fiere e mercati che si svolgevano nel periodo che andava da marzo a novembre. I ramai erano specializzati nel cesello artistico di tine, conche di rame di diverse dimensioni usate dalle donne molisane per trasportare l’acqua e mestoli. Producevano inoltre, paioli, bracieri, piatti, tutti in rame lucido o brunito.
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